È l’estate del 2011. Adolf Hitler si sveglia in uno di quei campi incolti e quasi abbandonati che ancora si possono incontrare nel centro di Berlino. Non può fare a meno di notare che la guerra sembra cessata, che intorno a lui non ci sono i suoi fedelissimi commilitoni, che non c’è traccia di Eva. Non può non sentire un forte odore di benzina esalare dalla sua divisa sudicia e logora, e non riesce a spiegarsi l’intorpidimento delle sue articolazioni e la difficoltà che prova nel muovere i primi passi in una città piuttosto diversa da come la ricordava. Regna infatti la pace, ci sono molti stranieri e una donna (sì, proprio una donna, per giunta goffa), tale Angela Merkel, è alla guida del Reich. 66 anni dopo la sua fine nel Bunker, contro ogni previsione, Adolf inizia una nuova carriera, stavolta a partire dalla televisione. Questo nuovo Hitler non è, tuttavia, né un imitatore né una controfigura. È proprio lui, e non fa né dice nulla per nasconderlo, anzi, è tremendamente reale. Eppure nessuno gli crede: tutti lo prendono per uno straordinario comico, tutti lo cercano, tutti lo vogliono, tutti lo imitano.
Ho scoperto l'esistenza di questo libro grazie al film omonimo su Netflix, volevo guardarlo ma ovviamente sapendo del libro ho deciso di cimentarmi nella lettura prima di vedere la pellicola.
Sono andata a prenderlo in prestito in biblioteca e ho iniziato tutta entusiasta a leggere pensando che fosse abbastanza divertente come storia, ma mi sbagliavo.
Inizialmente mi è piaciuto perché era scorrevole e alcune scene descritte mi strappavano un sorriso, però man mano che continuavo a leggere mi annoiavo. Sicuramente la colpa è anche a causa mia, non essendomi informata adeguatamente sulla trama sono andata un po' alla cieca.Non pensavo che bisognava conoscere abbastanza bene la figura di Hitler e anche della politica tedesca. Questo ha inciso sulla mia lettura, trovando quindi noiosa tutta la seconda parte del libro, se non qualche scena.
Le parti divertenti sono gli equivoci in cui Hitler si ritrova, tutti pensano che stia recitando in continuazione la sua parte per entrare appieno nel personaggio mentre ovviamente è solo se stesso. Lui è serio e pensa fermamente in quello che dice, adesso come allora, ma la gente capisce tutt'altro o pensa che stia interpretando la caricatura di se stesso.
Ho apprezzato l'autore che osa scrivendo un libro sul personaggio più temuto e più difficile da raccontare, utilizzando non il metodo storico ma creando l'assurda possibilità di un suo ritorno. Inoltre tutta la storia viene raccontata in prima persona da Hitler, questa scelta mi è piaciuta in quanto rende il tutto più reale e a tratti anche inquietante. A causa delle persone che non comprendono la situazione ci troviamo con l'esaltazione di un personaggio che dovrebbe invece evocare reazioni negative.
Il finale non mi ha entusiasmato, a mio avviso poteva essere spiegato meglio, sembra quasi buttato lì giusto per finire il libro. Magari non sono riuscita a coglierne il significato ma credo che poteva essere concluso in modo migliore.
In fondo poi troviamo le note dell'autore che spiegano alcuni passaggi, potrebbero essere utili ma lette così alla fine di tutto non mi sono servite a molto in quanto mi dovevo ricordare a quali parti della storia facevano riferimento.
Parlando invece dell'esterno del libro, trovo la copertina bellissima, semplice ma al tempo stesso d'impatto. Alla fine basta solo un po' d'inchiostro nero per far capire di chi si sta parlando.
Personalmente non lo consiglierei, il libro può essere interessante se consapevoli di cosa si legge ma rimane comunque a mio avviso troppo lungo e con un finale poco chiaro.

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